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L’ARRIVO
Di fronte all’albergo si trova un grande piazzale (incustodito!) in cui è possibile parcheggiare l’automobile.
Di solito lo spiazzo è abbastanza pieno perché l’albergo fornisce anche un servizio di pizzeria e ristorante che, soprattutto al fine settimana, è abbastanza frequentato.

Attraversando la strada, si trova un cancelletto (sempre aperto) che, mediante un vialetto immerso in un piccolo giardino decorato di verde e palme, introduce alla porta scorrevole che si apre sulla minuscola hall dell’albergo.
Qui personale della famiglia dei proprietari oppure dipendenti si danno il cambio per assicurare la costante presenza di qualcuno alla reception.

Al nostro arrivo provammo subito una fortissima antipatia per la gestione della struttura: dopo aver prenotato la camera per i miei genitori, ci fu chiesto di pagare anticipatamente l’intero pernottamento.
Cosa dovuta, come ci fu spiegato in seguito, al fatto che qualcuno tempo addietro si era “dimenticato” di prendere del contante per pagare la sua permanenza in quell’albergo a fine soggiorno e non ci fu verso, neanche chiamando le Forze dell’Ordine, di costringerlo a farlo.
In ogni caso, però, la richiesta resta antipatica per chi non è abituato a distribuire bidoni a destra e a manca, anzi…

Sinceramente non posso fare il resoconto di quel periodo di permanenza dei miei genitori in albergo, perché furono due giornate intensissime e incasinatissime, passate a girar case con agenzie immobiliari e a scaricare tutta la mia roba al Circolo Ufficiali tentando (invano!) di non dare troppo nell’occhio in quell’ambiente molto bacchettone!!!

Ricordo solo che, non conoscendo nulla in zona, ci fermammo a mangiare lì per pranzo e cena.
Era gennaio (quindi non alta stagione) e il servizio ristorante veniva garantito per gli ospiti dell’albergo (e non solo per loro) a condizione che vi fosse un numero discreto di persone che lo richiedessero (ma questo lo scoprimmo soltanto un bel po’ di tempo dopo: la conditio sine qua non non è scritta da nessuna parte!).
Noi eravamo già quattro, quindi non ci furono fatti problemi: garantiti pranzo e cena con menù a scelta ma fisso, nel senso che le pietanze suggerite erano due o tre, ma la frase “Il cuoco suggerisce”, come imparammo a capire, era un sinonimo di “Noi vorremmo che voi mangiaste questo”.
Ovviamente pagavamo ogni volta che usufruivamo del ristorante, eccetto che per la prima colazione, compresa nel prezzo della camera.

fine della seconda puntata: questo post è troppo lungo, lo continuo appena posso!

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LA SCOPERTA
Causa lavoro, ho vissuto per due anni in Sicilia.
Quando arrivai ad Augusta c’era stato un disguido (e quando mai la mia vita può procedere in maniera semplice e tranquilla?!?!?! Manco la figlia di Fantozzi è soggetta quanto me!!!): una mia collega di Accademia, residente in quel paese, mi aveva prenotato una casa ad affitto senza averla visitata di persona.
Quando mi ci recai con i miei genitori e mio fratellino (oltre a due macchine cariche di roba per la mia nuova casetta trasferita direttamente dalla Puglia!!!), mi resi conto che la casa era inguardabile e invivibile.
Così decisi di cercare altro.
Non volendo dormire sotto il ponte di Augusta in quanto crocevia di passaggio automobili ad altissima velocità (!!!), alloggiai con mio fratello al Circolo Ufficiali, ma (Fantozzi colpisce ancora) non c’era disponibilità di camere ulteriori per noi che non avevamo avvisato con qualche giorno di anticipo.
Quindi dovemmo cercare un albergo per i miei genitori.

Chiedendo un po’ in giro scoprimmo che nella cittadina di Augusta non esistono alberghi, ne’ nella zona storica dell’isola, ne’ in quella più moderna detta Borgata: bisogna spostarsi in periferia, zona Monte Tauro.
Ci fu consigliato di raggiungere in quella zona l’unico albergo disponibile (che poi, vivendo ad Augusta, scoprii non essere affatto l’unico!): Hotel Villa dei Cesari.
E ci andammo… o almeno decidemmo di farlo!

A dire il vero le indicazioni stradali non sono molto chiare, a maggior ragione se si tiene conto del fatto che la strada da imboccare per raggiungere la zona Monte Tauro è una delle 5 o 6 traverse che si affacciano su una rotatoria diabolica (una volta che la si imbocca in maniera errata bisogna andare a fare un giro megagalattico per poterci ritornare, causa spartitraffico e traffico pazzesco a qualsiasi ora del giorno).
Quindi ci affidammo ai consigli delle persone incontrate (gestori di bar, Carabinieri, gente del posto e chi più ne ha più ne metta!), ricevendo nel 90% dei casi risposte in siciliano stretto che nessuno di noi comprendeva (però poi io mi sono rifatta sotto questo aspetto!!!) e per di più fornite come a persone che già conoscevano la zona… insomma un’impresa!!!

Ma dopo tanto cercare, ce la facemmo ad arrivare all’hotel in questione.

fine della prima puntata: questo post è troppo lungo, lo continuo appena posso!

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